Scende la sera, immobili sono i prati. Il gorgogliare del ruscello assetato silente tutto il giorno si leva di nuovo. Abbandonata è la quasi falciata pianura, silenziose le stoppie..........E lontano sul puro orizzonte vedi pulsante per la prima stella il liquido cielo sopra la collina.

mercoledì 11 aprile 2012

Ci sono più mezzi a disposizione, per informarsi, per i bambini ed i ragazzi di quanti ne avessimo noi 30-40 anni fa. Spesso sono bombardati da notizie di tutti i tipi, non so quanto siano in grado di elaborarle con equilibrio. Mi accorgo che creo dei confini e dei limiti noiosi ma necessari per mia figlia, cerco di spiegarle il motivo di non avere il suo profilo su Fb, ne di usare chat od altro ancora. Il pc deve servirle solo ed esclusivamente per le ricerche ed in mia presenza. Sta scrivendo un resoconto giornaliero tramite word-office, scarica immagini di cantanti o di attori, canzoni.....sempre in mia presenza. In camera sua non ha ne la televisione ne il pc. Sono troppo severa? Preferisco passare per esagerata ed ansiosa piuttosto che scoprire come i genitori di una sua compagna di scuola che la propria figlia su Fb si faceva passare per una 23enne e mentiva per relazionarsi con ragazzi più grandi di lei, il doppio dei suoi anni. Hanno scoperto quasi subito quello che stava facendo, lei si è spaventata per l'insistenza di alcuni soggetti che la volevano conoscere ma, quanti invece non dicono nulla e restano soli in casa per ore arrivando ad incontrare e conoscere pedofili grazie ad internet? Un fenomeno seguito dalla polizia, denunciato ma, mai veramente compreso ed ignorato da chi superficialmente vede in internet un baby-sitter come lo era la televisione per i ragazzi di 20 anni fa! Mi rendo conto dalle telefonate, vivono al telefono, che si scambiano i ragazzi d'oggi quanti siano soli. Desiderano parlare, comunicare, stare con qualcuno anche solo al telefono,fanno i compiti per telefono, hanno fame di compagnia e di interazioni, stanno crescendo e sentono il bisogno di misurarsi proprio con i rapporti umani di cui hanno un gran desiderio. Ecco il loro tallone d'Achille..... Trascorrere più tempo con loro, farli socializzare grazie allo sport, alla danza è vitale per evitargli brutti incontri!

martedì 10 aprile 2012

La danza è un'arte antica come l'uomo. Da sempre gli esseri umani sentono il desiderio di esprimere con il corpo le proprie paure, i sogni, i desideri, le preghiere, qualsiasi aspetto della sua vita nella danza può trovare un linguaggio sintetico e poetico. I Momix come compani aggiungono anche la fantasia e la scenografia che richiama archetipi ed immagini oniriche fenomenali!

sabato 11 febbraio 2012

Pittura declinata al femminile


Questa composizione di una pittrice cinese Dai Ping Iun è straordinaria per quel movimento dell'abito simile ad una boccata d'aria, al vento.

sabato 10 dicembre 2011

Immagini (2)



Qui parliamo di atmosfere, quelle che certi luoghi e certi giorni non ti fanno aprire la bocca ma solo l'anima parlando con sguardi e sorrisi.
Ci sono luoghi dell'anima capaci di medicare antiche ferite, altri di sostituirsi ad interventi chirurgici a cuore aperto. Amare la terra su cui viviamo significa anche questo: riconoscere al corpo che ci circonda come un involucro nell'involucro, come due placente, la forza di proteggerci sempre anche da noi stessi. Mare, montagna, pianura, collina, nebbia o pioggia, sole o vento, neve o quelle giornate simili all'albume dell'uovo nulla è così importante come esserci dentro quelle giornate, meravigliosamente esserci, respirando quei giorni come fossero i primi e gli ultimi della nostra vita!

Immagini


Ci sono immagini come questa che colpiscono al cuore ed altre che non sfiorano neppure i sensi. Questa mi ricorda momenti infiniti di dolcezza infantile. Fortunato o fortunata sono coloro che possono ricordare della loro infanzia solo momenti magici come questi. Si può vivere di rendita fino alla fine dei giorni e delle notti grazie a quella magia che rimane sotto la pelle come un tatuaggio nascosto dell'anima!

Ci sono....


Poesia di Tove Ditlevsen:
1918-1976

CI sono due uomini nel mondo,
che costantemente m'incrociano la strada,
l'uno è colui che io amo,
l'altro è colui che mi ama.
L'uno è un sogno notturno,
e abita nella mia mente buia.
L'altro sta alla porta del mio cuore,
ed io mai gli apro.
L'uno mi ha dato un primaverile soffio di felicità
che subito dispariva......
l'altro mi ha dato tutta la sua vita
e non è mai stato ripagato di un'ora.
l'uno freme al canto del sangue,
dove l'amore è puro e libero,
l'altro ha a che fare con il triste giorno
in cui affogano i sogni.
Ogni donna si trova tra questi due
innamorata ed amata e pura......
una volta ogni cent'anni può succedere
che essi si fondano in uno.

Adoro questa poesia soprattutto perchè ritengo fortunata l'autrice. Spesso capita che non si incontri ne l'uno ne l'altro e di nostalgia non si possa parlare neppure di un sogno!

Il Natale


Ci sono persone che fanno di tutto per rovinare il Natale. Cominciano a novembre organizzandosi con il proprio disprezzo gratuito verso luminarie e vetrine dei negozi, come se fosse solo il lato consumistico a valorizzare questa festa! Spesso abbiamo ricordi di Natali passati meravigliosi che chi vive con noi cerca di distruggere in tutti i modi. E' una guerra fino all'ultimo "morto" Natale compreso ma, non bisogna darsi per vinti o cedere nemmeno di un metro!
Ognuno di noi ha il diritto di interpretare il Natale a modo suo rispettando le idee altrui seppur diverse. Il disprezzo è come un'erba infestante non rispetta nulla e soffoca ogni anelito, anche il più sincero e minimalista che del Natale vorrebbe solo veder illuminata la sua candela!
Chi è triste lo vuole nebbioso,
chi è arrabbiato lo vuole soffocare,
chi è eccitato lo vuole anticipare,
chi è innamorato lo vuole poco illuminato e non sfavillante,
chi è vecchio lo osserva con indulgenza,
chi è adolescente lo osserva con sospettosa nostalgia.
Chi lo ama lo attende con devota pazienza per tutto l'anno,
ad occhi bassi, sorridendo fra sè e sè.
Non c'è nessuno che possa veramente imbrattare la tela di quel giorno, di quelle ore.
C'è chi lo confonde con il cibo e le pietanze elaborate,
chi vorrebbe manifestare contro gli eccessi alimentari con un solenne digiuno.
Ognuno di noi manifesta il proprio convincimento
ed interpreta il Natale usando la stessa maschera ogni anno, mutuata dai cartelloni pubblicitari e non dalla propria anima,
vestendosi come un albero od un presepe,
truccandosi come una vecchia donna condiscendente verso sè stessa ed i propri difetti.
C'è chi abborrisce così tanto il Natale da avvelenarlo con la sua lucida ironia.
C'è chi lo ama semplicemente per quello che è!
Un giorno di festa, una nascita annunciata e mai provata se non dalla fede!
Il ritorno lento ed inesorabile della luce,
una gioia contenuta mai urlata,
una vita da raccontare, una luce da spegnere prima di andare a dormire,
candele da accendere senza provocare incendi,
un dolce da mangiare, zenzero da grattuggiare su biscotti informi senza tanto convincimento solo per imitare una ricetta letta in un romanzo, un giorno qualunque che si veste con l'abito della festa, pulito, profumato, stirato, ricamato con alci e stelle.
Una sempllice risata gorgogliante di bambino,
una carezza, uno sguardo, una memoria custodita con amore.
Ecco che cosa è il Natale per me!

sabato 24 settembre 2011

Figli


Un dubbio che a volte si trasforma in ansia. Magari guardando i nostri figli correre nel parco, o salutarci prima di andare al cinema: che fine faranno? Perchè è inutile girarci intorno, la crisi globale fa paura a tutti. Dall'investimento sulla cultura all'educazione alle regole, dall'esempio familiare alle nuove tecnologie, senza certezze ognuna ha la propria ricetta. Le nuove generazioni lavorativamente si ritroveranno in mare aperto ed una cosa che può agevolarli sarà abiturali a collaborare con gli altri.L'esatto contrario che si insegna nella scuola italiana. Materie come matematica e filosofia che aprono la mente, od anche sport di squadra, il coro, tutti utili per insegnare a stare insieme ed a collaborare con i loro simili ai bambini. I bambini di oggi sono una generazione senza eredità, dovranno ricominciare da loro stessi investendo sull'educazione. E' come se fossimo nel dopoguerra, nell'anno zero della ricostruzione. Così leggo in un articolo di Io Donna e non posso che essere della stessa idea. Guardando intorno a noi si scoprono ostacoli culturali più che tecnici, difficoltà ad aprirsi al mondo ed all'altro inteso come cultura e, non da ultima, la paura e l'incertezza per il domani devono essere uno stimolo e non una prigione per i progetti futuri dei nostri figli.

venerdì 16 settembre 2011

Amore e psicoanalisi: l'arte di concepire la realtà e di raffigurarla oltre che di viverla.

Pigmalione quanto lodar ti dei
de l'imagine tua, se mille volte
n'avesti quel ch'i sol una vorrei.
Così scriveva Petrarca, contemplando il ritratto di Laura. Ma qualsiasi cosa lui ne pensasse, Pigmalione non era un artefice, forse non sapeva neanche disegnare. E non ebbe neppure quell'invidiabile sorte che Ovidio gli attribuisce, nessuna divina creazione prese vita -nel verso senso della parola- sotto la carezza delle sue mani. Ciò che Ovidio, e dopo di lui molti altri poeti, vollero scambiare per un magico potere, era soltanto debolezza, mania. Sembra infatti che Pigmalione fosse un re di Cipro, il quale si innamorò perdutamente di una statua di Afrodite.Solo il delirio erotico del re riuscì a trasformare una statua scolpita nella più perfetta fra le donne. La sua magia era malattia, illusione. Peraltro non fu l'unico, Pigmalione, a innamorarsi di una statua. Prassitele -colui che con la gloria del marmo superò persino la sua stessa gloria di bronzista- aveva scolpito due Afroditi, una velata ed una nuda. Manco a dirlo ci fu chi si innamorò di entrambe le statue......per non parlare di un pittore che si innamorò della fanciulla da lui dipinta.....e via dicendo. Non possiamo dimenticare Norbert Harnold, un giovane archeologo tedesco,che si "innamora" di un antico bassorilievo femminile, che rappresenta una fanciulla in atto di camminare. Ciò che più lo colpisce è il passo di lei, il modo in cui graziosamente inarca il piede nel suo incedere. La ribbattezza perciò la "Gradiva" colei che cammina. Nel mito della psicanalisi il potere di Pigmalione si chiama dunque "abbandono della rimozione", ovvero il dono della vita all'immagine e guarigione dalla delusione della realtà. Solo che la metamorfosi non investe il ritratto, ma il soggetto amante. Pigmalione, Norbert... sono affetti da delirio isterico? All'inizio di ciascuno di essi c'è infatti la stessa, inquietante sostituzione: un ritratto val meglio ell'amante, l'icona vien prima del referente. Prima sia dal punto di vista temporale, quando il ritratto è destinato a trasformarsi in amante, sia dal punto di vista gerarchico, quando l'amante antepone un'effige alle creature reali. Un amante, un amato e un ritratto: il numero delle pedine può essere ridotto ed il gioco non ne soffrirà. L'amato può anche uscire di scena salvo rientrare per intercessione di Venere o della psicoanalisi, ma comunque è superfluo: il ritratto è più che sufficiente!
Se nel suo oggetto d'amore, l'amante va in cerca della perfezione, allora nessuna donna umana e reale può reggere il confronto con l'artificiosa compiutezza di un'effige. Ovidio esperto d'amore metteva esattamente la cosa in questi termini. Secondo il racconto delle Metamorfosi una specie di stanchezza aveva preso Pigmalione per il sesso femminile, offeso dai vizi che la natura assegna in gran numero alle donne. Per questo l'artefice si era rifugiato nella sua arte eccezionale per costruire da solo il simulacrum di ciò che non trovava altrove e, se ne era innamorato. Naturalmente non vorremmo che l'amante paradossale rischiasse a questo punto la stendhaliana, maniacale, condizione dell'uomo deluso perchè aveva visto una piega sulle calze di lei.....ma di certo colui che si innamora della statua si chiami Pigmalione, Norbert o Alceta ha poca importanza, perchè accetta di sostenere su di sè un paradosso crudele: che nulla di umano merita di essere amato, che nulla di umano è degno del suo amore. Per cui non resta che innamorarsi di n'immagine ideale costruita da un artefice di straordinaria bravura. E' il paradosso della pietra, del bronzo, dell'avorio: freddi e perfetti, come caldi ed imperfetti sono gli esseri reali. Una statua non partecipa all'amore, certo, ma come sappiamo essa non è soggetta neppure all'invecchiamento ed alla perdita della bellezza. Quell'immagine val più del suo sembiante, l'immagine non fa semplicemente parte di una persona, lo è direttamente. L'immagine non rimpiazza nulla, non c'è pothos o desiderium in lei, c'è per così dire realtà. Probabilmente sta qui in questo scambio la malattia che caratterizza gli amanti paradossali. Le cosiddette persone sane sono disposte ad ammettere più o meno esplicitamente che nel ritratto la realtà stinge sul segno: i malati o i pazzi appaiono invece convinti del fatto che sono i segni a stingere la realtà.