Scende la sera, immobili sono i prati. Il gorgogliare del ruscello assetato silente tutto il giorno si leva di nuovo. Abbandonata è la quasi falciata pianura, silenziose le stoppie..........E lontano sul puro orizzonte vedi pulsante per la prima stella il liquido cielo sopra la collina.
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venerdì 26 novembre 2010

Un lampione


Oggi ho assistito alla commedia degli equivoci moltiplicata per tutte le persone che lavoravano e/o telefonavano. C'erano quelli che cercavano di farsi passare per i più intelligenti ed offendevano anche un'addetta delle pulizie pur di farsi notare ed illuminarsi così, sporcando di fango il lavoro altrui.
Poi ci sono i muli che vogliono far credere di essere cavalli di razza e parteciapre alle corse per vincere coppe, medaglie, menzioni di merito, faticando come matti per stare al passo dei veri cavalli. Sono felice di aver avuto come parte quella dell'osservatrice, quasi mi sono stancata per conto terzi tanto si sprecavano energie preziose per essere qualcosa che non apparteneva a nessun soggetto scalpitante. L'intelligente voleva comandare come un imperatore od un'imperatrice, il somaro cavalcare e sfilare con i paramenti sacri, la frustrata rendere impossibile il respiro altrui, l'ignorante salire in cattedra e parlare in sanscrito quando ancora non conosce a fondo la sua lingua madre. Al telefono tutti stavano per morire ed avevano bisogno di parlare urgentemente con un medico od un parente, chi aveva bisogno di chi senza costrutto ne forma.......
Stavo per gridare: " Fermi tutti un'ora di silenzio, non muovetevi e respirate lentamente, respirate in silenzio perchè la vita esige pace e calma." Nel caffè sembrava ci fosse l'arsenico, nel latte la cicuta, nel cibo il cianuro, e tutti esalavano fumi ed odori strani, l'odore della furia collettiva e dell'impazienza del vivere. Ma sanno ancora cosa significa vivere od hanno perso il sapore, il tatto, l'udito, dimenandosi come fossero al buio senza punti di riferimento da un'eternità per l'eternità!? Domenica dovremmo essere ricoperti di neve che rallenterà il moto ma spero pure la lingua e l'affannarsi comune di fronte ad un nonnulla quasi fosse un imperativo comune rompere le scatole anche allo spazio che si occupa oltre che al mondo intero che ci circonda! Non vorrei essere nelle persone che accoglieranno questa sera tanti invasati a cena, a letto, in case che temo si trasformeranno in appendici di campi di battaglia ricolmi di manichini disarticolati quali sono diventati gli esseri umani in questi ultimi giorni di novembre. Alla faccia dell'autunno che infonde calma e serenità, induce al sonno ed al riposo, alla malinconia ed all' introspezione, alla pace ed al raccoglimento interiore. Non ci vorrebbe solo una nevicata ma pure una nebbia fitta ed avvolgente per anestetizzare gli animi riscaldati da desideri e pretese che finiranno per dare ala polvere l'importanza dei diamanti, al fango la legittimità dell'acqua di fonte più pura e cristallina. La giornata sta per finire e dopo tanto tempo ringrazio il cielo di questo degno finale con il gelo alla porta che vuole entrare da ogni pertugio, con le luci avvolte da un'aurea di luminosità soffusa, con i lampioni che emettono sbuffi di vapore e donano all'atmosfera un che di irreale e di magico. Benvenuta sera, ti ho aspettato tanto!

venerdì 29 ottobre 2010

Inge Muller e la crisi degli studi umanistici


Grandissima poetessa della Germania dell'est, ex DDR, poco conosciuta perfino dai tedeschi, da me scoperta pochi mesi fa e con l'ausilio di Google ritrovata in traduzioni degne di questo nome. Le prime che qui trascrivo sono di Federica Venier.

Li ho visti; uomini senza Dio.
Abbandonati
E silenziosi.
Esserlo non lo sarò più.
E' molto
Se si ricordano.
E niente letteratura.

Per ridere non ho bisogno di un motivo.
Per piangere di nessun dolore.
Sono come voi e da voi ferita.
Non sono nessuna
Oppure solo una bocca Dodecafonica e terza.

Grigio è il cielo dell'alba.
Il primo storno canta nella neve
Prima che il sole sia alto.
(la morte fa male a chi canta)

Era amore
quando venni da te perchè dovevo.
Era amore quando ti lasciai
Perchè sapevo.
l'antica vergogna è falsa vergogna.
Qui non fu d'aiuto alcun dio
nè alcuna compagnia.
E andai. E qui nulla fu fatto.
Guardai me e te
E guardai gli altri.
E non bastava ancora.
Qui non fu d'aiuto alcuna separazione.

Inge Muller.
P.S. Leggo:
da un articolo di Martha C. Nussbaum, The Times Literary Supplement
Gran Bretagna.
"Stiamo vivendo una crisi di enormi proporzioni e di portata globale.Non mi riferisco alla recessione economica cominciata nel 2008, ma a una crisi che passa inosservata e che alla lunga sarà molto più dannosa per il futuro della democrazia: la crisi mondiale dell'istruzione.
Sono in corso cambiamenti radicali in quello che le socità democratiche insegnano ai giovani e, su questi cambiamenti non si riflette abbastanza.
Attirati dal profitto, molti paesi e i loro sistemi scolastici stanno escludendo alcuni saperi indispensabili a mantenere viva la democrazia e, se questa tendenza continuerà, gli stati di tutto il mondo produrranno generazioni di macchine docili, utili e tecnicamente qualificate, invece di cittadini a pieno titolo, in grado di pensare da soli, mettere in discussione le consuetudini e, comprendere le sofferenze ed i successi degli altri.
Quali sono questi cambiamenti radicali? Gli studi umanistici ed artistici stanno subendo pesanti tagli sia nell'istruzione primaria e secondaria sia in quella universitaria, in quasi tutti i paesi del mondo. In un momento in cui gli stati devono eliminare il superfluo per rimanere competitivi sul mercato globale, le lettere e le arti - considerate accessorie dai politici - stanno rapidamente sparendo dai programmi di studio, dalle menti e dai cuori di genitori e studenti.
Anche quelli che potremmo definire gli aspetti umanistici della scienza e delle scienze sociali -l'aspetto creativo e inventivo e, il pensiero critico rigoroso - stanno passando in secondo piano, perchè si preferisce inseguire il profitto a breve termine garantito da conoscenze pratiche adatte a questo scopo.
Stiamo inseguendo i beni materiali che ci piacciono, e ci danno sicurezza e conforto: quelli che lo scrittore e filosofo indiano Rabindranath Tagore chiamava il nostro "rivestimento" materiale. Ma sembriamo aver dimenticato le capacità di pensiero e immaginazione che ci rendono umani, e che ci permettono di avere relazioni umanamente ricche invece di semplici legami utilitaristici.
Se non siamo educati a vedere noi stessi e gli altri in questo modo, immaginando le reciproche capacità di pensiero ed emozione, la democrazia è destinata ad entrare in crisi perchè si basa sul rispetto per gli altri. Questi sentimenti a loro volta si basano sulla capacità di vedere le altre persone come esseri umani e non come oggetti. Ciò che ritengo grave è che l'istruzione a scopo di lucro richiede conoscenze di base, come scrivere e fare di conto e la parità di accesso non è importante. Evviva Inge Muller, allora, un po' triste ed in tema con questi giorni di fine ottobre vicini alla commemorazione dei defunti, ad Halloween, ai Santi da pregare perchè lo studio della poesia, dell'arte, della filosofia....non diventi simile alla commemorazione dei morti o al tema di una festa in costume!

martedì 26 ottobre 2010

Alfabeti


Fin da piccola cercavo nelle parole scritte o pronunciate da altri i suoni ed i segni delle mie, come se qualcuno me le avesse portate via ed io fossi costretta a cercarle, trovarle, farle diventare di nuovo mie. Ho imparato a leggere dopo un mese e mezzo che frequentavo la prima elementare. Mi mancavano le ultime lettere dell'alfabeto eppure senza capirne il significato sapevo leggerle ed in lettura prendevo sempre dieci. A scrivere invece ho fatto così fatica da imbestialire sia mio padre quando mi aiutava a fare i compiti che la maestra che mi guardava con uno sguardo di sufficienza e perplessità. Ero circondata dai libri, immersa da pagine ingiallite o nivee, dai bordi color seppia e da disegni di ogni tipo, pagine profumate di muffa o di vecchio, dall'odore di inchiostro appena usato in tipografia o di saponetta con cui si erano lavati le mani chi aveva appena posato quel testo su un tavolo o su un comodino. La carta di riso con cui si stampavano i libri di poesia avava la consistenza delle nuvole, della seta, di una carezza. Non vedevo l'ora di decifrare tutti quei segni, quei colori meravigliosi. Perfino le immagini in bianco e nero erano affascinanti e mio nonno materno coltivava questo mio interesse come il giardiniere di Babilonia le terrazze pensili di quella meravigliosa città antica. Fino a otto-dieci anni ho creduto che la mia lingua fosse parlata in tutto il mondo e quando ho scoperto tutte le altre lingue, i fonemi, gli idiomi di ogni latitudine e luogo, di ogni tempo e materia, ho creduto per un attimo che la torre di Babele fosse una benedizione del cielo e non una punizione. A fatica ho compreso quali difficoltà una lingua diversa, anche con l'ausilio del linguaggio dei gesti e del corpo,può generare. La danza per un certo tempo sembrava supplire queste difficoltà ma con la danza non si firmano i trattati di pace. Sono passata alle sculture, ai quadri, alle incisioni rupestri, ai disegni dei bambini ma nulla di fatto, le guerre continuavano ad esistere più intense e devastanti di prima. Di fronte alla Pietà di Michelangelo non si commuove neppure Bin Laden suppongo e sognarlo è puro anacronismo. Di fronte ad una vallata protetta dal tempo e dagli uomini, ancora intatta e non calpestata da interessi economici o di sfruttamento lo sguardo di un essere umano da stupito diventa giallo dal livore dell'avidità prodotta nei suoi pensieri da tanta magnificenza. Conosco quello sguardo e ci sono migliaia di parole pronte a descriverlo. Conosco il livore dell'invidia prodotta da ciò che non si potrà mai possedere, una qualità, un oggetto, uno status sociale, l'inclinazione obliqua dello sguardo, le rughe intorno alle labbra in un'espressione che molti pittori sono riusciti a fissare sulla tela con maestria ma che dal vivo è ancora più inquietante. Ho imparato a leggere non solo le lettere dell'alfabeto, ma anche a decifrare una risata, un gesto, una fronte che si piega come la carta crespa o si distende come il mare in bonaccia; conosco ogni movimento impercettibile di un muscolo facciale per decifrare sentimenti per niente criptici ma a volte di una volgarità che si stenta a credere appartengano ad un bel viso, ad un giovane volto, a qualcuno che si ama e si vede per la prima volta così come è, denudato di fronte alla nostra capacità improvvisa di andare a fondo nel suo animo. Trovare lo squallore negli occhi di chi non conosciamo è un indizio che ci mette in allarme, ma scoprirlo in chi amiamo è come una deflagrazione improvvisa in cui le membra della nostra anima sono fatte a brandelli. Un'esplosione senza obiettivo ne progetto e quindi distruttiva al massimo. I terroristi dell'anima li conosce bene il popolo ebraico che nell'ironia, nella durezza e nella tenacia hanno scoperto la capacità di sopravvivere perfino ad uno sterminio di massa come quello del XX secolo. Leggo le loro poesie ed opere e mi inchino di fronte a tanta lieve dolcezza, disarmante come tutte le verità che, usano per descrive la morte di milioni di persone. L'hanno definita la banalità del male, la causa prima delle loro sventure, un incipit potentissimo che non si permette di giudicare ma di definire quello che è accaduto. La bestialità umana si trova anche nelle mie amate parole, nelle lettere dell'alfabeto usate per codificare uno sterminio, per progettarlo. Una frase su una lettera, l'ultima spedita da un certo David Berger a Vilna nel 1941 mi stringe il cuore ogni volta che la rileggo: "....I should like someone to remember that there once lived a person named David Berger." Io ricordo, fin troppo tutte le vite che ho incontrato, anche quelle che non ho conosciuto direttamente, i loro nomi sono suoni preziosi che evocano la fatica e la gioia del vivere quotidiano, fatto anche di piccole cose, di eventi insignificanti in apparenza, ma importanti per distinguere una vita da una non vita, una morte da una crudele cessazione di tutte le funzioni vitali. Se le parole continuassero ad essere quelle che erano per gli sciamani, preziosa, magiche, evocatrici di energie positive o negative, conoscessimo ancora l'arte di usarle per esistere e non per mascherarci dietro di loro, quanto sarebbe meno faticoso dibatterci in questa boccia di vetro che è diventata la nostra rabbiosa umanità!

sabato 23 ottobre 2010

Panchina


Se la panchina rischia l'estinzione è perchè è considerata pericolosa. E' considerata pericolosa per la sua casualità e gratuità, che urta contro le norme della circolazione e quelle del controllo sociale.
Anche l'arte contemporanea si fa portatrice della poeticità, della gratuità e dell'umanità delle panchine. D'altronde l'arte porta da sempre l'attenzione sulle soglie, sulla frontiera tra l'interno e l'esterno dell'abitare, che la panchina incarna così bene. Le panchine sono sculture da vivere con il corpo, che invitano all'abbandono. Le panchine ispirano un'idea bellissima di ospitalità e di accoglienza. Ci si siede sopra quando si è tranquilli, lì ci si può inventare la vita. Le panchine contengono poi l'idea dello stare insieme, per esempio una promessa di conversazione con persone che non conosciamo e non prevediamo. Tuttavia se una cosa ci piace possiamo stare sicuri che prima o poi ce la toglieranno. A Bagnocavallo nell'Orto dei Semplici, per il centenario di Leo Longanesi, che lì era nato, due anni fa hanno realizzato il "Giardino degli Aforismi": dieci panchine liberty in ferro battuto disegnate appositamente, con sopra incisi, in targhe in ottone, degli aforismi d'epoca di Longanesi.
Le panchine rimandano allo stare seduti: che cosa è sedersi? Quanta parte dela vita avvine da seduti? Quanti sinonimi di panchine esistono nella nostra vita quotidiana, nei nostri atti, che ci passano inosservati? Non siamo su una specie di panchina anche quando siamo al cinema o a teatro, per non dire in una chiesa? A definire le panchine, tuttavia, non è solo il sedersi, ma un certo tipo di sedersi, un certo uso, non solo e non tanto del proprio corpo quanto del proprio tempo, e della propria mente. Lasciare libera la mente di vagare, divagare. Passeggiare da fermi. In francese c'è una parola - reverie - che dà il titolo all'opera postuma di Jean-Jacques Rousseau, " Les reveries du promeneur solitaire " Il trasognamento del passeggiatore solitario che contiene il sognare: essere, appunto, trasognati. Le passeggiate di Rousseau sono un elogio del contemplare, del sentire lo scorere del tempo, del godimento che si prova a non agire, del senso di pace e di comunione col mondo. Dove per la prima volta, a proposito delle sensazioni che se ne traggono, e del paesaggio creato non solo dallo sguardo ma anche dalla disposizione della mente, appare l'aggettivo "romantico". Anche nel buddhismo zen la meditazione si esegue stando seduti. Essere seduti intensamente, osservando senza oggetto, senza scopo, così come crescono l'erba e gli alberi da soli. Le illusioni così vengono mitigate e così pure i desideri via via eliminati dal nostro sentire.
Nell'infinito di Leopardi si legge: " Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete.........."
Nel libro di Beppe Sebaste "Panchine" si legge tutto questo ed altro ancora. Per chi ama le panchine come me una vera delizia, una grazia da assorbire con gli occhi per imprimere nella memoria il senso profondo dell'essere viva, su una panchina seduta, a rimirare il mondo intorno a me ed accettare così quello dentro di me. Buona lettura a chiunque sia interessato!

mercoledì 15 settembre 2010

Viaggiare


Viaggiare: conoscere, incontrare, incontrare se stessi! La realtà durante un viaggio rimane sospesa come nel vuoto, in attesa di essere tradotta in immagini, parole, suoni ed odori. Perfino il tatto durante un viaggio ha la sua importanza. Ci sono i sedili di un treno o di un aereo che ricordano alla nostra schiena cosa è meglio per lei, i piedi sentono una consistenza diversa sotto di loro ed i polpastrelli toccano ed avvertono nuove sensazioni sia che stringano una mano o che tengano un pezzo di pane fra le dita. La vera magia di un viaggio è data però dalla sospensione del tempo. La mente può funzionare senza scadenze e l'imprevisto è ben visto da ogni cellula del nostro corpo. Puoi riflettere lungo il percorso in treno o volando, o camminando.....e guardare allo specchio quello che sei diventata, osservare gli altri senza essere invadenti, capire quale strada stai percorrendo mentre i tuoi piedi lasciano orme e tracce senza timore di essere rintracciati. Il viaggio non è una fuga dal mondo che ci circonda, ne da se stessi ma, un'esplosione di sensazioni che implodono dentro la tua anima. Si ritorna da una viaggio, anche breve, cambiati e la natura di questo cambiamento si osserverà con il trascorrere del tempo. Ci sono viaggi di studio che si trasformano in incontri d'amore e, viaggi iniziati come una vacanza che finiscono con una separazione ed una lite furibonda. Viaggi di lavoro che al ritorno ti danno la forza di cambiare mestiere. Viaggi mistici che allo spirito non riescono a comunicare neppure un soffio del divenire di un essere umano oppure ti cambiano fino al midollo. Ci sono decisioni che senza un viaggio non verrebbero mai prese: il percorso, gli eventi, gli incontri, fanno tabula rasa del nostro passato conservando solo ciò che è utile, selezionando una nuova pianta, nuovi semi da far germogliare. Spesso le decisioni più importanti della mia vita le ho prese al rientro da un viaggio. Rimanere soli con noi stessi cambia la percezione del mondo intorno a noi e del tempo. Tutto scorre eppure sembra fermo ecco perchè credo che viaggiare significhi sospendere la realtà per riprendere fiato, riappropriandosi dei tempi e dei bisogni, della volontà e dello scorrere dei pensieri per mettere ordine, ritrovando l'armonia che neppure sapevamo di aver perduto. A volte ci derubano dell'anima senza che ce ne accorgiamo fiduciosi ed intontiti come non mai da chi amiamo. Viaggiare regala una boccata d'aria ai nostri sogni, rafforza le motivazioni che stanno alla base di un progetto di vita, dona un moto quasi perpetuo alle nostre energie. Anche solo un fine settimana fuori casa ci allontana da vizi e pregiudizi, da insicurezze e prospettive che non danno ai nostri pensieri architetture stabili. Mi mancavano i colori ed i profumi, il suono di cadenze dialettali diverse, veder vivere gli altri e scoprire che si può vivere semplicemente come loro senza chiedersi troppo il perchè, il dove, il senso di ciò che percepiamo sta nella percezione stessa. Vivere è proprio un viaggio alleggerito dai bagagli a mano e quello che pesa di più spesso è l'allontanamento dalle vecchie abitudini, buone o cattive che siano. Rinnovare è più faticoso che riordinare e solo una grande forza interiore permette di affrontare un mare di cambiamenti stando dritti sulle gambe e guardando in faccia quello che ci attende. Come un'onda esplode inseguendoti e, ti getta in faccia tutta la sua potenza così la vita ha bisogno della forza delle gambe e dei piedi,del pensiero e delle parole per chiarire a se stessa quanto sia importante continuare ad infrangersi sulla riva di qualsiasi esistenza, prendendo il largo e poi ritornando come le onde di qualsiasi destino.

mercoledì 18 agosto 2010

Strano come una finzione

Dal film "Vero come una finzione": - Quando dette un morso al bavarese allo zenzero Harold ebbe finalmente l'impressione che tutto sarebbe finito per il meglio. Qualche volta quando ci ritroviamo persi tra paura e sconforto, tra routine e perseveranza, tra disperazione e tragedia, dobbiamo ringraziare Dio per l'invenzione del bavarese allo zenzero, e per fortuna anche in mancanza di biscotti possiamo sentirci rassicurati dal tocco di una mano amica o da un gesto gentile ed affettuoso, o da un discreto incoraggiamento a prendersi cura di sè, o da un caldo abbraccio, o da un'offerta di conforto, per non parlare di barelle d'ospedale, tappi per il naso in piscina, o dolci danesi avanzati, segretti detti sottovoce, una telefonata dall'aeroporto........e magari un occasionale racconto. E dobbiamo ricordare che tutte queste cose, le sfumature, le anomalie, le sottigliezze che riteniamo marginali nella nostra vita quotidiana esistono, invece, per un motivo molto più alto e nobile. Sono qui per salvarci la vita. So che l'idea può sembrare strana ma sono sicura che guarda caso è anche vera. E così avvenne che fu un orologio da polso che salvò la vita di Harold C." Dalla voce della doppiatrice di Emma Thompson a noi. STRANGER THAN FICTION è il titolo originale: Strano come una finzione e non vero come una finzione. Gli italiano amano stravolgere il senso dato ad un titolo di film o romanzi come pochi altri nel mondo. Strano e vero sono due termini completamente diversi e danno al film un significato diametralmente opposto. Vero è che le piccole cose, i piccoli gesti quotidiani, una parola, un tono di voce, un dono inaspettato, un abbraccio, un dettaglio per i più insignificante fanno la differenza nella nostra vita. Poco fa ho ricevuto la telefonata da mia figlia ed il telefono tanto insopporttabile sul lavoro oggi è maledettamente magico e meraviglioso. Meucci e Bell inventandolo mi hanno reso felice, la fatica del vivere degli ultimi mesi è stata cancellata da quel saluto, dalla certezza che lei è ritornata qui fra noi ad illuminare ogni istante della sua e della nostra esistenza. Sto cucinando un arrosto e preparando un dolce, scrivendo e leggendo, ascoltando musica e guardando fuori dalla finestra. Niente di ciò che sto facendo sembra importante e vitale ma il senso di tutte queste azioni è arricchito dalla consapevolezza che chi amo veramente sta tornando a casa. Tutto assume un colore ed un'atmosfera diversa e la luce sconfigge ogni recriminazione, pensieri tristi, gesti faticosi, la pesantezza di un collo indolenzito a furia di guardare indietro. Strano come una finzione, strano come la realtà che spesso supera ogni aspettativa, ogni fantasia, apparendo irreale, quasi finta. Abituata a non colorare neppure i pensieri, a scorgere solo ombre e non ciò che sta al di fuori dei loro contorni, un improvviso, felice cambiamento riempe di luce anche gli spazi più oscuri dell'anima. Richiudere la porta in faccia a quella luce è più difficile questa sera. Non è aspettando qualcosa di meglio che si ritorna a vivere, piuttosto desiderare ciò che già si possiede e goderne a pieno questo sì fa la differenza. Buona serata a tutti!

sabato 7 agosto 2010

Persefone e Pinocchio

Ho riletto in questi giorni il ratto di Persefone da parte di Ade avvenuto secondo la mitologia presso Enna in Sicilia, in una prateria solcata dall'acqua. Persefone viene chiamata anche Core ed è rapita mentre sta guardando un narciso, pronta a coglierlo. Lo scrittore che interpreta e descrive il mito, Roberto Calasso, così ha visualizzato il momento del ratto: " Core guardava il guardare,stava per cogliere il fiore e fu allora che venne rappita dall'invisibile verso l'invisibile." Core non significa soltanto -fanciulla- ma -pupilla-. E la pupilla come disse Socrate è la parte più eccellente dell'occhio perchè non solo è quella che vede ma perchè è quella dove chi guarda incontra,nell'occhio dell'altro, il simulacro di chi guarda." Quindi la massima di Socrate "Conosci te stesso" può essere tradotta in "Guarda te stesso" e la pupilla diventa il tramite unico della conoscenza di sè. Persefone vide se stessa negli occhi di Ade,incontrò l'invisibile, la morte. Due riflessioni: guardare negli occhi la morte non è quindi solo un modo di dire ed io come infermiera ho avuto spesso questo incontro. Vero è che non osservi solo l'altro in quel momento ma scorgi pure la tua coscienza che incontra la fine della vita e si misura con essa. Hai una relazione profonda sia con il corpo e la mente dell'altro che stai assistendo ed accompagnando, stringendogli la mano od accarezzando la sua fronte in un gesto di pietà, che con te stessa. Scopri se hai paura, cosa provi di fronte a quell'ultimo viaggio in questa vita e, la tua anima compie al contrario una strada che prima o poi dovrai percorrere con i tuoi piedi e non con quelli di qualcun'altro. I tuoi occhi, la tua pupilla, la tua mente scoprono l'invisibile nome poetico dato ad Ade ed alla morte. Seconda riflessione ,meno lugubre, è che gli occhi oggigiorno vengono iperstimolati e sollecitati per sedurre un consumatore potenziale, per leggere e scrivere tramite computer più velocemente quasi avessero paura che ci fermiamo a pensare. Il guardare è finalizzato allo scegliere, cambiare corpo per guardarsi più volentieri, ma lo sguardo rimane in superficie e non va oltre il nostro corpo. Hai notato Ornella che da un viaggio si torna con delle fotografie meravigliose che sostituiscono le nostre vecchie descrizioni. Sappiamo cosa abbiamo visto ma non quello che abbiamo provato nel vederlo. L'occhio è defraudato della sua profondità ed eccellenza: l'anima e la coscienza che le dona il proprio alfabeto. I quotidiani stanno per scomparire perchè le notizie si leggeranno in diretta su Internet, i libri avranno vita più lunga ma il loro destino sembra segnato come la carta stampata. I diari sono informatizzati, digitalizzati ed anch'io ne tengo due, uno cartaceo e l'altro in una pagina del computer. Il tempo ci viene rubato facendocelo percepire più contratto, di breve durata, come un bene di consumo da non sprecare. L'ozio è un peccato mortale, restare seduta ad osservare e sentire il mondo intorno a te su una panchina come ho fatto ieri pomeriggio è uno spreco di risorse. Questto mi rattrista: stiamo perdendo i nostri ritmi e quelli della natura a favore di un vivere ad una velocità che pare farci guadagnare tempo ed opportunità ma invece snatura la nostra percezione del reale e, non ci consente di approfondire quello che siamo e sentiamo.Il ratto di Persefone mi è sembrato simile al rapimento della nostra vita a favore dell'ideale virtuale che possiamo ricreare sul computer per vivere meglio o diversamente una realtà che ci sta troppo stretta. Simulare è diventata un'azione paragonabile al vivere, sostituisce la vita stessa e la snatura cambiandone i connotati. Non è più una metamorfosi quella che affrontiamo ma un travestimento come per gli attori di un'opera teatrale con maschere, trucchi abiti meravigliosi che alla fine gli artisti si tolgono usciti di scena. Noi, invece, continuiamo ad indossare quegli abiti come una seconda pelle perchè pensiamo che la vita vera abiti tra quelle quinte e non scendiamo più dal palco. In cosa ci vogliono trasformare? In pupi? Solo Pinocchio è riuscito a scappare da Mangiafuoco ed aveva la Fata Turchina come alleata.

giovedì 5 agosto 2010

Iran: istruzioni per dimenticare

Ho appena letto che in Iran hanno pubblicato dei fumetti in cui si sostiene la teoria negazionista dell'olocausto. I campi di concentramento sarebbero un'invenzione della razza e cultura ebraica. Gli Ebrei sono esseri umani appartenenti allo stesso genere di quei mistificatori e la loro cultura ha permeato l'Europa intera e tutti quei luoghi dove la loro diaspora li ha portati a vivere nel corso dei secoli. Hanno dato e raccolto stimoli in tutti i campi del sapere, un do ut des raramente messo in pratica da altre civiltà. La cultura ebraica, greca e latina sono il basamento su cui si è innestata la cultura europea che è arrivata fino a noi oggi debitrice di queste tre splendide civiltà oltre che di mille altre influenze,(araba,etrusca,assiro-babilonese,sumerica,.......) mai sazia, mai del tutto soddisfatta e, sempre pronta a recepire e trasformare il meglio di tutte le altre culture per progredire. Ecco perchè studiando la storia dell'Europa quando troviamo genocidi, olocausti, persecuzioni politiche e religiose esplose in guerre e, studiamo come un controcanto le affinità elettive tra le varie contaminazioni culturali, ringraziamo il cielo che i milioni di morti e di perseguitati abbiano lasciato scritti, opere d'arte, manufatti,documenti, testimonianze orali, fotografie, canzoni e poesie, musica e perfino un semplice appunto in una lettera, l'ultima, inviata da David Berger nel 1941 da Vilna prima di essere deportato.
Queste poche parole vorrei leggessero i creatori di quel fumetto ed accompagnerei di persona quelle persone per guidarli nella visita dello Yad Vashem, museo di Gerusalemme, al suo Central Database of Shoah Victims' Names.
".....I SHOULD LIKE SOMEONE TO REMEMBER THAT THERE ONCE LIVED A PERSON NAMED DAVID BERGER". TRADUZIONE: "Mi piacerebbe che qualcuno ricordasse che una volta visse in quei luoghi una persona che si chiamava David Berger". Cercate i volti di Mara Coblic, di Valentina Zbar, di Eta Halberstam, di Gabor Neumann, di Marina Smargonki, di Edith Frank, di Elly Weisz, di Sara Livshitz, di Renee Albersheim, il sorriso di Gregory Shehtman, di Maryla Albin, le famiglie, i vecchi, gli sposi, i giovani........strappati alla loro terra, ai loro cari, alle loro vite perchè ebrei e guardate i loro occhi prima di ripetere che non sono mai esistiti, prima di disegnare quei fumetti infami ed infangare, uccidere di nuovo tutte quelle persone innocenti. Non dimenticatevi dei Rom, dei perseguitati politici, dei malati di mente, di tutti coloro che rientravano nell'eccidio programmato a tavolino da una cultura, una razza che per decenni non è riuscita a dimenticare le proprie responsabilità e che ancora oggi si chiede come sia stato possibile arrivare a tanto. Leggo le poesie tedesche di ogni secolo, ascolto la musica di Bach e di tanti altri autori, rimango annichilita che un popolo che ha dato così tanto in tutto lo scibile umano, nella scienza come nell'arte, nella filosofia e nella musica, abbia rinunciato ad essere umano per far prevalere l'istinto più bestiale e, non vorrei offendere il mondo animale con quell'aggettivo. Rileggo, studio, ascolto le voci dei testimoni ancora vivi e non dimentico. Non sono ebrea ma come disse Giovanni Paolo II:" mi rivolgo ai nostri fratelli maggiori e chiedo perdono per quello che è stato loro fatto, per quei cristiani che hanno voltato la faccia fingendo di non vedere, non sentire." Chi meglio di lui in Polonia aveva visto e toccato con mano le persecuzioni ebraiche, amici spariti dall'oggi al domani...." La sua visita alla sinagoga di Roma mi commosse e da cristiana fui orgogliosa del suo gesto, delle sue parole. Come oggi sono inorridita di fronte all'ennesimo attacco. L'antisemitismo non è morto ne in Europa ne nel resto del mondo. Come il fuoco appena incontra l'ossigeno dell'intolleranza riprende a bruciare, distrugge ciò che di meglio l'uomo ha fatto dell'uomo: la sua pietà, sete di conoscenza, la sua curiosità ed amore per il nuovo, il desiderio di avventurarsi in paesi e conoscere popoli e culture per arricchire la sua umanità, la sua esperienza, per scambiarsi conoscenze e migliorare la propria vita. A David Berger dico idealmente: " Ti ricorderò sempre!". A chi mi leggerà chiedo di approfondire l'argomento, di non dimenticare!

venerdì 23 luglio 2010

Impressioni sul mondo

Durante un viaggio oppure bloccati in treno od in metropolitana si fanno a volte delle conoscenze che dureranno solo lo spazio di un giorno, di poche ore, di una settimana eppure ti ricorderai di loro per tutta la vita. Questo succede perchè chi non ti conosce e non ha preconcetti di nessun genere, è più obiettivo e, spesso ci si racconta l'intera vita senza chiedere altro che essere ascoltati. Non si attende un giudizio, non un miracolo, basta l'ascolto pacato di chi dall'esterno della tua vita può avere una prospettiva ampia e priva di barriere mentali e ti dice semplicemente quello che pensa. Quello che fai tu G e tu Ornella, rendendo i vostri pensieri simili al suono dei passi di chi ci cammina accanto. Certe decisioni si devono prendere da soli, nessuno deve e può aiutarti quando tutto dipende solo da te tuttavia,un gesto gentile, una parola buona da parte di uno sconosciuto aiutano. Riprendi il cammino, non rimani ferma ancorata alle tue angosce, sai che vivi e sopravvivi circondata da altre vite non meno importanti della tua, ridimensioni la fatica di alzarti ogni mattina e riprendere in mano le solite azioni quotidiane Quando tutto ti sembra eccezionale ed invece non lo è, se non nella misura in cui le tue percezioni vengono viziate dall'ansia e dall'angoscia, dal dolore e dalla paura, allora, sentire altre voci è come una carezza ad una ferita, un bicchiere d'acqua fresca quando hai sete. Entrambi rappresentate due facce della stessa medaglia, come il dio Giano/bifronte, siete come due grilli parlanti ed io non mi sento come Pinocchio o la fata turchina ma come chi legge una favola al contrario e deve riaprire il suo libro dall'inizio e non dalla fine. A presto e grazie a te G ed a te Ornella per stimolarmi a rimettere ordine alle pagine del libro che sto vivendo.