Scende la sera, immobili sono i prati. Il gorgogliare del ruscello assetato silente tutto il giorno si leva di nuovo. Abbandonata è la quasi falciata pianura, silenziose le stoppie..........E lontano sul puro orizzonte vedi pulsante per la prima stella il liquido cielo sopra la collina.

venerdì 22 ottobre 2010

Autunno


Più miti sono ora le mattine,
le noci si colorano di scuro;
Più rotonda è la guancia delle bacche,
la rosa ha lasciato la città.

L'acero sfoggia sciarpe più festose,
ed il prato una veste di scarlatto -
Per paura di essere fuori moda,
voglio mettermi un ciondolo. Emily Dickinson

giovedì 21 ottobre 2010

Pioggia


Cammino lentamente
ed osservo i ciottoli
venati dalla pioggia.
Vorrei confondere il mio viso
tra quei rivoli
invece,
maldestra,
inciampo.
Sorrido a me stessa.
Cerco un nuovo equilibrio
e mesta riprendo il controllo
dei miei passi.
Guardo i piedi.
Son loro grata
per aver schiaffeggiato
la mia tristezza.
Buffo vero?
Ho imparato a ridere coi piedi.
Aithne, PPG, 1993

mercoledì 20 ottobre 2010

Foliage


Profili magici;
ombre che illuminano i passi,
orme custodite dalla neve,
aloni dipinti dal sole intorno alla luna
con i colori dell'arcobaleno.

Profili incantati;
foglie in un erbario,
rami intrecciati in un abbraccio
orizzonti che segnano i movimenti del tempo
in una danza che fine ed inizio non ha.

Profili dell'anima;
il respiro di una cascata nell'aria rarefatta,
gocce di rugiada lungo i fili di minuscole ragnatele
perle bianche e nere adagiate sopra il cuore
per illuminare le sue ferite
per nascondere le sue cicatrici.

Disegna i sentimenti con questi profili.....
usa tratti fini, arrotondati dalla pazienza
e nutri l'anima con i colori
saziala con la musica della vita.
Ma non scherzare con la luce del sole!
Bada essa può dipingere il buio,
Essa può far scoppiare il cuore. Aithne, PPG, 1987

Pane ed orologi


Fermate gli orologi,
Tagliate i fili del telefono
e regalate un osso al cane affinchè non abbai.
Faccia silenzio il pianoforte,
tacciano i risonanti tamburi.
Che avanzi la bara,
Che vengano gli amici dolenti.
Lasciate che gli aerei volteggino nel cielo
e scrivano l'odioso messaggio:
"Lui è morto!"
Guarnite di crespo il collo bianco dedi piccioni
e fate che il vigile urbano indossi lunghi guanti neri.
Lui era il mio Nord,
era il mio sud,
l'oriente e l'occidente,
i miei giorni di lavoro,
i miei giorni di festa.
Era il mezzodì,
la mezzanotte,
la mia musica,
le mie parole.
Credevo che l'amore potesse durare per sempre.
Beh, era un'illusione.
Offuscate tutte le stelle
perchè non le vuole più nessuno.
Buttate via la luna,
tirate giù il sole.
Svuotate gli oceani
ed abbattete gli alberi
perchè da questo momento
niente servirà più a niente. W.H. Auden

Cercherò anche una poesia che esprima felicità suprema lo prometto!
Questa era intonata con i giorni presenti, con le foglie che cadono e marciscono
sotto i nostri passi, con la nebbia e l'umidità insinuante dell'autunno.
Auden qui è fortemente drammatico e viscerale pur essendo nato in un paese a nord, molto a nord dell'equatore. Gabriel Garcia Marquez invece come tutti gli animi passionali di fronte alla morte raccoglie le sue parole e con pudore esclama:
......io mi spaventai
al primo silenzio della tua morte
che fu come se il mondo si fosse
risvegliato in fondo al mare.....
Appare strano che due animi appartenenti a due culture così diverse usino gli stessi strumenti ma con un ritmo, un senso, una musicalità agli antipodi. Il sole ed il caldo fa risparmiare le energie di fronte alla morte, non ti puoi permettere il lusso di scalpitare, urlare, rischi la disidratazione del corpo oltre che dell'anima. Mentre al nord il freddo consente di scaldarsi urlando da dentro noi stessi fino ad uscire allo scoperto prendendosela con tutto ciò che ci circonda, sole e luna compresi!
Anni fa dopo aver elaborato un lutto tra le pagine di un quaderno scrissi:
" Ho riscoperto il profumo del pane.
Un vecchio mulino macinava,
Un forno a legna cuoceva
E la mia mano compiva un gesto antico;
Divideva un pezzo di pane." Aithne
Si perde ogni interesse perfino per i piccoli gesti quotidiani quando hai l'anima ferita a morte, nulla ti sfiora neppure il profumo del pane appena sfornato. Ritrovare quel gusto, quegli odori, significava per me essere tornata a vivere. Ancora oggi mi fermo davanti ad una panettieria al mattino presto per sentire il profumo uscire da quelle mura, da quella vetrina, poi passo oltre sorridendo a me stessa.

sabato 16 ottobre 2010

poesia


Morte, non essere troppo orgogliosa,

se anche qualcuno ti chiama terribile e possente

tu non lo sei affatto

perchè quelli che pensi di travolgere

in realtà non muoiono, povera morte,

ne puoi uccidere ma,

se dal riposo e dal sonno

che sono tue immagini

deriva molto piacere,

molto più dovrebbe derivarne da te,

con cui proprio i nostri migliori

se ne vanno, per primi,

tu che riposi le loro ossa e ne liberi l'anima.

Schiava del caso e del destino di re e disperati,

tu che dimori con guerra e con veleno,

con ogni infermità,

l'oppio e l'incanto ci fanno dormire ugualmente

e molto meglio del colpo che ci sferri.

Perchè tanta superbia?

Perchè tanta superbia?

Trascorso un breve sonno,

eternamente, resteremo svegli,

e la morte non sarà più.

Sarai Tu a morire. John Donne.

Il pomeriggio


CHICCHI NERI di Sarah Kirsch

Il pomeriggio prendo un libro in mano
Il pomeriggio metto via un libro
Il pomeriggio ricordo che c'è guerra
Il pomeriggio dimentico ogni guerra
Il pomeriggio macino il caffè
Il pomeriggio ricompongo il caffè macinato
a ritroso
bei chicchi neri
Il pomeriggio mi svesto
mi vesto
prima mi trucco
poi mi lavo
canto
sto muta.

Ci sono poesie che non hanno bisogno di essere commentate. Eccone una!

mercoledì 13 ottobre 2010

Nebbia e ombre


Dove vivo entro le ore 10.00 circa del mattino se il sole non riesce a fendere la coltre spessa di nebbia che avvolge ogni persona, ogni palazzo, facendo trasudare la strada su cui cammino, non c'è speranza che in giornata si possa godere del tepore autunnale. Mi hanno insegnato a credere che casa sia ovunque siamo noi e per noi intendo una coppia, una famiglia, o un essere che si senta parte del mondo che lo circonda. Mi sento immersa come una pianta acquatica con le radici che galleggiano. Oggi il tempo e la gente che mi scivola via accanto pensando, camminando, correndo, urtando, sono una nebbiolina insinuante ed umida, gocciolante, priva di vitalità. Il paese dalle ombre corte dovrei chiamarlo questo pezzo di mondo. Ombre perchè i pensieri sono inespressi e quasi ciechi, riescono a scorgere piccole luci senza venir attratti da esse e, corte perchè sembrano ombre che scappano dalla loro fonte come imprigionate dalla paura. Perfino i gatti ed i cani hanno il pelo come se fossero usciti da una pozzanghera, sporco e bagnato. A parte queste spiacevoli sensazioni osservo i pensionati quando torno dal lavoro presso le panchine del ponte coperto. Osservano le persone che ancora lavorano, ascoltano e commentano di sport e di politica abbassando la voce quando devono fare i pettegoli. Sanno tutto di tutti e con eleganza si intromettone nelle vite altrui da osservatori non invitati ne pagati, dei giornalisti in erba che potrebbero informarci perfino sul nostro gruppo sanguigno fosse necessario. I vecchi non vengono isolati dalla società, peggio, vengono abbandonati come i cani ed i gatti in agosto sulle autostrade. Loro si riciclano come possono ma la solitudine descrive i loro movimenti, il tono della voce e segna l'andatura. Si può essere soli anche in gruppo anzi in quel caso ci si estrania ancora di più. Certi argomenti come i lavori stradali presso casa, il tempo, allontanano più che avvicinare per la loro superficialità:
" DISSEMINATI IN DISPERSE CITTA',
FOLLA DI SOLITARI,
FINGEVAMO CHE OGNUNO FOSSE ADAMO
CHE DIEDE NOME ALLE COSE.
PER I VASTI DECLIVI DELLA NOTTE
COSTEGGIANTI L'AURORA,
CERCAMMO, LO RICORDO, LE PAROLE
DI LUNA, MORTE, MATTINO
E DELLE ALTRE USANZE UMANE......
Borges come sempre sa descrivere in pochi versi quello che io non riesco a definire con mille altre parole. Gli affabulatori sono una razza umana speciale che raramente si incontrano e raramente ti dedicano la loro attenzione preferendo le piazze alle stanze, i teatri al palcoscenico della vita! Oppure sono morti e non puoi più partecipare alle loro conferenze o simposi.

giovedì 7 ottobre 2010

Luci ed ombre


Ho scoperto un passo da un'opera di Jorge Luis Borges, - Elogio dell'ombra - che vorrei condividere in questo post con coloro che amano la poesia, quella vera e non scimmiottata, che ammirano gli uomini abili a modellare le parole ed i pensieri come creta, capaci di creare idee e con la dialettica di condividerle con i loro simili, in grado di evocare la fatica del vivere con la leggerezza della sintassi: J.L. Borges appunto!
....Per opera di un incantesimo
nacqui stranamente da un ventre.
Vissi stregato, prigioniero di un corpo
e di un'umile anima.
Conobbi la memoria,
moneta che non è mai la medesima.
Il timore conobbi e la speranza,
questi due volti del dubbio futuro.
Ed appresi la veglia, il sonno, i sogni,
l'ignoranza, la carne,
i tardi labirinti della mente,
l'amicizia degli uomini,
la misteriosa devozione dei cani.
Fui amato, compreso, esaltato e sospeso a una croce.....
Gli occhi Miei videro quel che ignoravano:
la notte e le sue stelle.
Conobbi ciò ch'è terso, ciò ch'è arido, quanto è dispari o scabro,
il sapore del miele e della mela
e l'acqua nella gola della sete....
la voce umana, il suono di passi sopra l'erba.....
l'alto gridio degli uccelli.
Ho conosciuto pure l'amarezza....
Domani sarò tigre fra le tigri
e dirò la Mia legge nella selva,
o un grande albero in Asia......
- In un giorno dell'uomo stanno i giorni del tempo -
In un secondo post affronterò la poesia "l'Elogio dell'ombra" perchè merita una nicchia tutta sua, tale è la preziosità dei pensieri espressi. Già questi non scherzano per contenuti e profondità. Ognuno di noi può interpretare questi versi seguendo il filo delle proprie emozioni e delle proprie esperienze. Ogni pensiero può farlo suo oppure inserirlo nel quadro della sua memoria in attesa di decifrarlo del tutto. Mi ha colpito la frase: - Gli occhi Miei videro quel che ignoravano.....Vero, ognuno di noi improvvisamente scopre di avere davanti agli occhi ciò che cercava o che non vedeva perchè macroscopicamente invadeva il campo visivo della nostra mente. Spesso scorgiamo i dettagli ed il quadro d'insieme ci sfugge. Così è accaduto a me in questi ultimi anni ed il cielo terso, oppure le stelle non sono altro che le verità che illuminano improvvisamente le nostre vite. Lasciano senza fiato è vero ma vale la pena di scorgerle e farle nostre per apprezzare nuovamente quegli spazi infiniti che dimorano dentro le nostre anime e che spesso non liberiamo per paura di essere, di ridicolizzare il nostro "Io" smisurato e permaloso, refrattario alle rughe, ai segni del tempo, privo di ironia ed in poche parole ingessato, immobile, una statua di cera ricoperta di polvere. Così ero io fino all'anno scorso e riaccendere connessioni neuronali anchilosate ed arrugginite costa fatica e dolore ma se si vuole sopravvivere a sè stessi questo dobbiamo fare: spostare le nostre ombre verso un cielo, una luce, verso un presente che le definisca con precisione prima che superino i confini della nostra anima, inghiottendo nel buio ogni nostra risorsa vitale. Le parole: quale magia per la mente umana tradurre attraverso quei segni, quei suoni, l'intero universo sparso fra le cellule di ogni specie e genere. Noi uomini siamo diventati quello che siamo, nel bene e nel male, grazie alle parole ed al loro suono, alla scrittura ed alla memoria. Ciò che di meglio l'uomo ha fatto dell'uomo si trova in quei piccoli segni, incisi sulla cera, vestiti d'inchiostro, dipinti su pietra, disegnati su pelle di capra e colorati con le terre ed i minerali, e Borges li usa per tradurre e rendere il suo pensiero diverso da quello degli animali, uomini compresi. Grazie Borges ed a tutti i poeti come lui, di ogni tempo e luogo, noi siamo degli esseri pensanti e non solo esistiamo, soddisfando i bisogni primari. Le parole accarezzano le nostre anime, le scaldano e le illuminano senza privarle della libertà di mostrarsi per quello che sono. Anche la musica può tradurre tutto ciò mirabilmente, penso a Mozart che parlava con i suoni descrivendo ogni aspetto della vita degli uomini. Mi fermo, voglio continuare a leggere e digerire il resto del libro senza far indigestione e senza nauseare un ipotetico lettore. Vorrei tanto che questo testo si leggesse anche a scuola, i bambini possiedono il raro dono di comprendere senza pregiudizi ne costruzioni mentali aberranti. Non sono ancora adulti e non ci sono mura difensive nelle loro menti. Buona lettura: il testo è edito da ET Einaudi - titolo, "Elogio dell'ombra"

martedì 5 ottobre 2010

" Porta itineri longissima est "


In qualunque impresa è soprattutto difficile il principio. Il passo più lungo è quello dell'uscio dicevano i latini ed è verissimo. Questa mattina quando uscirò dalla porta di casa e sopratutto quando rientrerò sarò diversa? Spesso si affrontano i cambiamenti senza accorgersi e si rimane se stessi in superficie mentre i cambiamenti veri e propri avvengono nel nocciolo del nostro essere. Come un terremoto può essere la conseguenza di tante piccole scosse e non sempre di una sola deflagrazione, così l'animo umano affronta gli effetti di un'onda lunga di fatti concatenati fra loro aventi il loro inizio così lontano da non potersi definire nel tempo e nello spazio. Ho sempre considerato utile dare importanza alle cose che in apparenza ci sembrano trascurabili perchè spesso ci danno le risposte che cercavamo dalla vita. Oggi ne avrò la prova. Concludo con un verso di una canzone medioevale cantata dai trovatori provenzali che dice:
L'amore è raro e sempre effimero
Fra il cielo e l'inferno
fra il vento e il mare
devi nutrirlo
e proteggerlo
altrimenti il male lo ucciderà. Anonimo.